PER IL DIRITTO ALLA RESIDENZA DEGLI OCCUPANTI

Abbiamo convocato questa conferenza stampa perché ancora una volta e in maniera ancora più subdola chi è chiamato a gestire la politica cittadina si sottrae alle proprie responsabilità utilizzando le solite armi della retorica per distogliere l’attenzione dall’emergenza abitativa che ha colpito anche la ricca Bergamo.

Partiamo quindi da un dato oggettivo: a Bergamo esistono 250 case comunali lasciate colpevolmente vuote, mentre migliaia di famiglie vengono sfrattate. Unitamente al sindacato ASIA abbiamo più volte chiesto a quest’amministrazione di intervenire per risolvere questo paradosso. Tutte le volte ci hanno risposto con un’accozzaglia di cifre, numeri e conti che non tornano, provando a ripararsi dietro all’ormai vecchia scusa del “non ci sono risorse”. A distanza di poco più di un mese noi siamo qui a dimostrare come fosse la volontà e non tanto la possibilità a frenare l’amministrazione. Siamo stati tacciati di appropriazione illegale, di occupazione abusiva, ma noi oggi ribadiamo che nulla di tutto ciò è avvenuto. Al contrario quello che è successo è molto semplice e molto chiaro: attraverso l’autorganizzazione, il mutuo-aiuto e la solidarietà reciproca, un gruppo di persone ha AUTORECUPERATO un pezzo del patrimonio immobiliare comunale lasciato in stato di abbandono, riprendendosi così al diritto ad avere una casa dignitosa in cui vivere, quello stesso diritto che troppo spesso viene negato a chi sta pagando sulla propria pelle il peso di una crisi che non ha generato. Abbiamo sentito parlare di illegalità, ma a noi sembra più illegale e sicuramente più disumano lasciare le persone sulla strada pur avendo la possibilità di poter rispondere alla loro emergenza. Così come ci sembra offensivo sentirci rispondere che non ci sono risorse quando vengono spesi milioni di euro nella tanto sbandierata ricetta dell’housing sociale che ha come target chi può garantire un posto di lavoro capace di generare un reddito di almeno 14000 euro all’anno. Peccato che agli amministratori sfugga un piccolo particolare: la fascia di persone che perde il lavoro e il reddito aumenta sempre di più e proprio queste persone sono escluse da tutti gli strumenti che connotano questa politica per la casa. Di fronte a questo scenario di chiara incapacità gestionale del Comune l’autorganizzazione è l’unica risposta legittima di cui possiamo dotarci.

Al governo Renzi facciamo notare come da subito dimostri una totale e piena distanza dalla realtà. L’art. 5 del Piano casa, che cerca di delegittimare l’autorecupero, dimostra l’imperizia di leggere un fenomeno che ad oggi è l’unico capace di dare una risposta concreta ad un diritto fondamentale: avere una casa in cui poter risiedere con i propri affetti e cercare di organizzarsi per non soccombere a questa crisi.

Questa settimana tutti gli abitanti di via Monte Grigna 11 hanno spostato la loro residenza anagrafica in questa palazzina. Con questo gesto non solo diamo seguito ad un diritto garantito ad ogni persona, cioè di eleggere la propria residenza dove realmente vive, ma ribadiamo come questa riappropriazione ribadisca il diritto alla casa di tutti e rimarchiamo che non accettiamo risposte securitarie ad un problema sociale. Ad un problema sociale si risponde con politiche sociali, non si può pensare di trattare questo problema come un problema di ordine pubblico né tantomeno provare a scaricare la responsabilità a chi ci ha allacciato l’energia elettrica. Ognuno si assuma le proprie responsabilità. Il comitato di lotta per la casa si assume la responsabilità di aver stimolato una risposta reale dal basso al problema abitativo a Bergamo.

Il Comune si assuma la propria responsabilità: aver malgovernato e non essere stato capace di rispondere a chi realmente ne aveva bisogno e diritto.

15/03/2014
COMITATO DI LOTTA PER LA CASA BERGAMO



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