CELADA IN STRADA 2014 – Resoconto di tre giorni di socialità e lotta per le vie di un quartiere dimenticato

Celada in Strada

 

Il Comitato di Lotta per la Casa si è sempre sentito benvenuto nel quartiere della Celadina. Fin dai primi giorni dopo l’occupazione della palazzina comunale sfitta in via Monte Grigna, i vicini hanno dimostrato, anche se magari con un po’ di timidezza, la loro solidarietà nei confronti dei precari e delle famiglie occupanti. Portando caffè, frutta o, semplicemente, fermandosi a fare due chiacchiere, ci hanno fatto sentire immediatamente accolti, confermando che la strada che stavamo intraprendendo, quella dell’autorecupero che restituiva un’intera palazzina alla città, era la strada giusta.

A distanza di più di sei mesi, con l’organizzazione dei tre giorni di festa e lotta “Celada in Strada”, abbiamo assistito a qualcosa di unico, ci vien da dire quasi magico: un quartiere da sempre periferico e dimenticato, è riuscito ad esprimere vitalità, socialità e grande voglia di stare insieme. Il tutto senza chiedere permesso a nessuno, se non attraverso il coinvolgimento e la partecipazione attiva di chi quel quartiere lo vive ogni giorno. Questo, del resto, era l’obiettivo politico della tre giorni: rivendicare il diritto alla città nelle sue diverse declinazioni. Il diritto delle periferie ad essere vive senza la pioggia di soldi pubblici che oliano i meccanismi della speculazione, il diritto ad essere coperti da servizi che si incontrano solo nei salotti bene della città, il diritto di ogni persona ad avere casa, reddito e dignità.

Insieme alle bandiere rosse contro sfratti, sgomberi e pignoramenti esposte alle finestre capeggiavano, ad ogni angolo, striscioni che ribadivano le necessità di una periferia creata ad hoc dalle amministrazioni orobiche degli ultimi 30 anni. Via Monte Grigna è stata usata, dall’alto, come un garage dove parcheggiare varie forme di esclusione: anziani soli, immigrati con difficoltà linguistiche, disoccupati, famiglie a basso reddito. Questo è il mix sociale sbandierato nelle campagne elettorali che attraversano i quartieri in bicicletta. Dal basso, invece, via Monte Grigna è stata la denuncia che svuotare i quartieri popolari è una chiara volontà politica, quella di creare il degrado dove lo sguardo lungo degli speculatori e la miopia degli amministratori intravedono l’alibi di abbattere per ricostruire villette, centri commerciali e parcheggi utili solo ad ingrassare i costruttori.

Ma, se gli abitanti di questo territorio hanno avuto la forza e il coraggio di intraprendere un percorso di lotta e solidarietà divenendo protagonisti reali, così non è successo per quelle istituzioni che qualcuno ancora pensa siano referenti credibili. E così l’esplosione di sorrisi, colori, suoni e sapori che ha ribaltato il paradigma della solitudine si rispecchia, nel suo contrario, con la volontà, ribadita anche dall’attuale amministrazione, di svendere il patrimonio pubblico, di perpetrare l’infame applicazione del Piano Casa di Renzi e Lupi. Quest’ultimo toglie infatti utenze e residenze a chi vive in una casa occupata, invece di finire per strada, foraggia la falsa soluzione dell’housing sociale delegando al privato la gestione del diritto all’abitare invece di recuperare e ampliare il patrimonio pubblico. Che qualcuno abbia paura dei meccanismi di solidarietà e conflitto si palesa del resto con i giochetti de “L’Eco di Bergamo”, conosciuto dai più come “il bugiardino”, che dopo aver mandato due giovani giornalisti decide di tacere il resoconto di tre fantastiche giornate.

“Celada in Strada” è stata una dimostrazione di come, dal basso, con determinazione e voglia di metterci tutto, si può autorganizzare e autogestire un evento sociale e politico potente. Così potente da rompere lo stereotipo che vuole via Monte Grigna losca e tetra trasformandola in una via piena di gente viva. “Celada in Strada” non è stata la notte bianca in centro, non è stato il venerdi di Borgo Santa Caterina, è stata qualcosa che esce totalmente dalle logiche del profitto e dello sballo, qualcosa che nasce e appartiene alla gente che vive quella via e che lì ha deciso di resistere contrapponendo la socialità all’individualismo, la strada all’appartamento, l’incontro alla solitudine.

L’autorecupero delle case vuote, la denuncia dello sfitto pubblico in barba alle migliaia di domande ERP, la manutenzione del quartiere, la socialità slegata dal profitto e la rivendicazione dei nostri diritti sono stati i passaggi che hanno permesso di creare le relazioni e le alleanze con gli altri abitanti, costruendo un “noi” unico, un “noi-abitanti-di-Celadina” capace di generare questo fantastico fine settimana in direzione della città che viene.

Ringraziamo per la partecipazione ed il contributo fondamentale alla riuscita della 3 giorni: Mercatini a km zero, Orti Storti, Truccabambini, Ciclofficina Cielito Lindo, Circolo Underground, Comitato Zingonia, Csa Paci Paciana, Piazza Dante Jam, Spin That Shit Click, Writers, Bergamo Reggae, BG’s Team, Mazurca Klandestina, Giocolieri, Mangiafuoco e tutti gli abitanti del quartiere

 



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